Manifesto
Non mi vedrete in faccia.
Non serve: la faccia ce la mettono loro.
La Gioconda, Venere, Adamo, perfino Dio. Li abbiamo visti così tante volte, su tazze, calamite e sfondi del telefono, che abbiamo smesso di guardarli.
Io li riporto in giro.
Li vesto con i jeans, li siedo davanti a un hamburger, li faccio piangere. Li metto nel mondo in cui viviamo noi, che è meno nobile del loro ma molto più divertente.
Uso l’intelligenza artificiale e lo dico senza giri di parole: la macchina esegue, io decido. Lei propone, io scarto, finché non resta l’unica immagine che vale la pena appendere. Il resto è gusto, ed è la parte che una macchina non sa fare.
Poi ogni opera esce dallo schermo. La stampo su carta vera, la firmo a mano, la numero. Quando l’edizione è finita, è finita: niente ristampe, niente eccezioni.
Se ti fa ridere, bene.
Se ti dà fastidio, ancora meglio:
vuol dire che la stai guardando.
Fantasia al potere.





