Chi sono
Ho un problema con i capolavori:
non riesco a lasciarli in pace.
Sono Gianpaolo Palumbo, artista digitale. Prendo le opere che i musei proteggono con allarmi e teche di vetro e le porto in un’altra direzione, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e di una certa “mancanza di rispetto”. I sorrisi enigmatici diventano ghigni, le pose solenni diventano scherzi e i maestri del passato scoprono di avere un lato nascosto.
Non lo faccio per distruggere l’arte, anzi: la prendo così sul serio da volerla vedere in faccia mentre ride. Ogni immagine nasce da un dialogo con la macchina, che a volte obbedisce e a volte combina disastri. Io tengo solo quelli che mi fanno dire: “Questo non si può fare.” E poi lo faccio.
Il risultato lo trovi in galleria, in stampe di alta qualità pronte per finire sulle tue pareti, dove faranno discutere ospiti, amici e colleghi.
Entra, guarda, fatti un’opinione.
Se ti scandalizzi, sono sulla strada giusta.
Se sorridi, abbiamo fatto centro.
Come lavoro
(o meglio: come combino guai)
Tutto comincia con una domanda che nessun critico d’arte approverebbe: “E se…?”
E se quella dama misteriosa avesse appena sentito una barzelletta pessima? E se quel dio che tende il dito verso Adamo stesse in realtà chiedendo la password del Wi-Fi? Parto da qui, da un’idea sfacciata, e la affido alla macchina. Lei propone, io scarto. Lei sbaglia, io approvo. Dopo decine di tentativi, ne sopravvive uno: quello che sta in piedi da solo e ti guarda con aria di sfida.
Poi arriva la parte seria, perché anche i provocatori hanno un lato artigiano. Ritocco, correggo, aggiusto colori e dettagli finché l’immagine non è pronta per lasciare lo schermo e diventare materia: carta di qualità, stampa accurata, tipo di carta, formati, spedizioni.
Carta, formati e spedizioniCosa porti
a casa
Non un poster qualunque, ma un pezzo di storia dell’arte che ha perso ogni ipocrisia.
Qualcosa che fa ridere chi capisce il riferimento, fa riflettere chi lo coglie a metà e fa litigare gli altri.
Come
si fa
Sfoglia la galleria, scegli l’opera che ti ha fatto dire “ma come si permette?” e portala a casa. I grandi maestri del passato non si offenderanno. Probabilmente.
Fantasia al potere.





